![]() ![]() |
|||||||||||||||
Dopo Gino Marotta, Franco Purini, Gabriele Basilico, Gabriele De Giorgi e la collettiva di Barni, Bulzatti, Di Stasio, Frongia e Gandolfi, eccoci a presentare l’opera di Giuseppe Arcidiacono, figlio eletto di una terra, la Sicilia, animata da una forza magica e misteriosa, un richiamo cosmico in cui gli elementi acqua, terra, fuoco e aria, qui, nella loro presenza più eclatante, plasmano a loro piacimento la sostanza delle cose e lo spirito degli uomini. Le figure di Arcidiacono sono immerse in questa atmosfera pullulante di aromi, evocativa e sensuale, inondata da una luce a volte densa e avvolgente, a volte diafana e impalpabile dove terra, cielo e mare sfumano e si dissolvono. Gli spazi architettonici dell’autore sono animati da un classicismo tutto mediterraneo e si esaltano nei colori saturi, accesi e cangianti: dal nero delle rocce laviche al blu marino, fino al bianco abbacinante delle distese assolate; acquistano vibrazioni, sonorità e pienezza espressiva nell’aria tersa, nella brezza del mare di cui si avverte costantemente la presenza, nelle masse ombrose e nella luce del sole. Le sue case sono radicate in un corpo vivo, sempre teso in attesa degli eventi; in esso si avverte la pressione del magma che dalle profondità trova sfogo nelle spettacolari eruzioni dell’Etna e nelle sue colate laviche. La lava modella il paesaggio con gli ampi terrazzamenti su cui si poggiano le ‘fabbriche’ e da cui emergono come stratificazioni di natura artificiale, allo stesso modo in cui il materiale si
Arcidiacono architetto/artista, nei suoi collage e nei suoi grafici interpreta mirabilmente i caratteri espressivi della sua terra e, allo stesso tempo, le ragioni della geometria ordinatrice: come già per gli autori presentati nelle precedenti edizioni del Seminario, nelle sue opere traspaiono le suggestioni intellettuali e speculative di Leonardo, la potenza espressiva del suo conterraneo Antonello e di Piero della Francesca, il controllo geometrico di Luca Pacioli e le melanconiche introspezioni di Dürer e De Chirico.
|