Le declinazioni del colore CONTRASTI & FUSION

I colori nella casa non sono una scoperta della modernità, risalgono alla notte dei tempi, allo sbocciare delle prime architetture monumentali volute dalle grandi monarchie del Vicino Oriente; anche il Partenone, che oggi vediamo nella sua struttura di marmo chiaro, in origine era dipinto a colori sgargianti. È stato proprio il movimento moderno in architettura a proporre le prime case completamente bianche e trasparenti. Questo in Germania e Francia, ma in Olanda era diverso: l’influenza del movimento d’avanguardia “De Stijl” influenzò anche l’architettura, proponendo forme geometriche e colori primari come il rosso, il giallo e il blu.Questa villa a pochi chilometri da Barcellona è stata progettata guardando al passato più “moderno”, ai primi esempi dell’architettura razionale: dalle ville trasparenti di Le Corbusier a quelle neoplastiche di Rietveld. Ma c’è una differenza sostanziale, qui i colori sono quelli caldi della Catalogna e i materiali, come i muri in pietra, hanno il sapore degli antichi castelli.Solo pareti declinate in vari toni di viola possono fare da sfondo adeguato al guizzo surreale dei pesci e alle torsioni marine di tronchi e radici raccolti sulla spiaggia.

In questo interno con pesci giganti abbiamo un raro esempio di sensibilità spagnola fortemente visionaria, la stessa che caratterizzò Antonio Placido Guglielmo Gaudì, soprannominato dai suoi conterranei “l’architetto di Dio” per il misticismo del suo capolavoro, la Sagrada Familia. Anche se in questo arredo non vi è la mano diretta di Gaudì, è indubbio che vi circola la struggente sensualità che caratterizza la sua opera più laica, il Parco Guell o la casa Batllò. È come se in questo appartamento fosse di casa il soprannaturale, la fantasia sfrenata, l’inconscio più suggestivo e drammatico. È quasi
come entrare in uno dei grandi quadri di Dalì, in quelli degli anni ‘30, i più inquietanti. Solo gli spagnoli riescono ad avventurarsi in questi mondi pieni di passione e di stravolgente follia, ed è in tale dimensione che il colore, usato a piene mani, riesce a dare di sé la parte più emotiva, più esaltata e allucinatoria. Una cosa è certa: uscendo da questo interno, il mondo può solo risultare veramente grigio e molto banale.Un’antica cascina sul lago, ristrutturata dall’architetto Mauro Bissatini, è stata valorizzata dall’uso del colore. Giallo e arancio ne danno un’immagine calda e invitante.

Quando un architetto sceglie una casa per abitarla lui stesso, fa sempre una ristrutturazione significativa, perché si trova nel caso felice in cui il committente e l’interprete coincidono. Qui siamo a Cannobio nella parte alta del Lago Maggiore in una zona molto rigogliosa, e l’architetto Mauro Bissatini spiega così le sue scelte: “Ho scelto questa vecchia cascina con l’intenzione di farla aggredire dalle piante e dal verde che la circonda, anziché invadere la natura col cemento.” Ha rispettato anche il sapore contadino che emanava da questa architettura spontanea, e per arredarla ha usato solo i materiali locali della tradizione.
Di nuovo, da architetto demiurgo ha fatto solo una cosa: ha aggiunto a piene mani il colore, un colore caldo e brillante che ricorda le ville neoclassiche del periodo  napoleonico, aggiungendo alle campiture monocrome anche il motivo delle fasce orrizzontali, le stesse che si usavano per contraddistinguere i caselli di posta. E per i mobili ha scelto quelli in legno molto semplici di fine ‘700, che non contraddicono il sapore rustico dell’insieme.

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