La casa e la cucina nell’Antico Egitto Cosa si mangiava e come era la vita quotidiana nell’Antico Egitto, all’epoca del suo massimo splendore? Ecco cosa si può scoprire in una stupefacente visita al Museo delle Antichità Egizie di Torino sotto la sapiente guida dell’egittologo Fabrizio Felice Ridolfi. “Le case egiziane erano ammobiliate con discrezione, secondo criteri di funzionalità e necessità; la vita si svolgeva, per la maggior parte della giornata all’aperto, dato che le case prevedevano coperture a terrazza, cortili e nelle case più ricche, giardini con piscine (…) nelle abitazioni più modeste, come nel caso delle case operaie di Deir el Medina,
Per sedersi si usavano seggi con schienale alto che spesso raggiungevano livelli assai elevati di raffinatezza quando venivano arricchite da intersi e preziose rifiniture, e sgabelli ripiegabili, con il sedile in cuoio teso tra due traverse e zampe che terminavano con teste di anatra scolpite. I tavoli da pranzo o gioco, erano di altezza tale da adattarsi a persone sedute in terra su cuscini e in genere di forma rettangolare; i tavoli per le offerte erano più alti e di forma circolare. Per riporre oggetti e biancheria si usavano dei cofani di legno, spesso decorati e dipinti che poggiavano su quattro piedini ed erano chiusi da un coperchio piano o a forma di doppio spiovente. Cibi e bevande La tradizionale fertilità del suolo egiziano, derivata dalle piene annuali del Nilo, assicurava in genere raccolti abbondanti, mentre la caccia, la pastorizia e l’allevamento procuravano carne in quantità sufficiente ai bisogni della popolazione; bisogni abbastanza contenuti, perché gli Egizi erano un popolo piuttosto frugale (…). Sembra che la dieta base degli operai e dei contadini fosse costituita essenzialmente da pane e cipolle, annaffiati da abbondante birra, bevanda poco costosa che veniva prodotta in grandi quantità.
La carne specie quella bovina, era riservata alle classi più abbienti che potevano permettersi pasti abbondanti e libagioni. La carne più comunemente usata da gran parte della popolazione era quella di cacciagione (gazzelle e antilopi) e dei volatili selvatici e d’allevamento (quaglie, piccioni, oche, anatre); questi ultimi fornivano anche le uova, giacchè il pollame più comune, galli e galline, era sconosciuto in epoca faraonica e venne introdotto in Egitto solo in epoca romana. Molto usato anche il pesce: in molte raffigurazioni delle tombe, ad iniziare Antico Regno, sono frequenti le scene di pesca praticata con le varie tecniche. Erano usati in abbondanza i legumi, quali piselli, lenticchie, ceci e fave; largo uso veniva fatto anche di verdure, specie la lattuga che secondo la testimonianza di Erodoto ‘rende amorosi gli uomini e feconde le donne’ cosa che rese la lattuga sacra al dio Min, patrono della fertilità. Un discorso a parte merita il pane che veniva prodotto in una vasta gamma di tipi e formati: la lingua egiziana usava almeno 15 termini per indicare i vari generi di pane: fatto con farina d’orzo, frumento o farro, di forma rotonda, quadrata,
La farina che veniva triturata con piccole macine di pietra manovrate a mano (…) era impastata con acqua e cotta in forni di forma conica. Anche la frutta veniva largamente usata: gli Egizi non conoscevano né arance né limoni che insieme con le pere, pesche e banane apparvero solo in epoca romana; usavano invece in abbondanza fichi, datteri, melograni, uva e mele. I cibi erano bolliti o cotti sulla brace; uno dei sistemi richiama assai da vicino quello per cucinare il pollo alla diavola: gli uccelli erano aperti a metà, schiacciati e arrostiti sulla griglia. In una famiglia tipo
Insieme con il pane la birra era alla base della dieta egiziana: quella nazionale chiamata Hequet, veniva prodotta setacciando e poi triturando in un mortaio o su una mola di pietra dei chicchi d’orzo; la farina ottenuta, con l’aggiunta della quantità d’acqua necessaria, dava una pasta morbida e omogenea; i pani d’orzo venivano cotti, sbriciolati e poi aromatizzati con sciroppo di datteri; una volta raggiunta la fermentazione, il tutto veniva filtrato e versato in giare, chiuse con un tappo d’argilla. Gli autori classici descrivono la birra egiziana come dolce e poco alcolica”. (FABRIZIO FELICI RIDOLFI, VITA QUOTIDIANA NELL’ANTICO EGITTO, BARDI EDITORE)
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