Attraverso i secoli per saperne di più La storia dell’Impruneta affonda le proprie radici nel periodo etrusco, che ha lasciato tracce di insediamenti e testimonianze archeologiche. In età romana il popolamento si estese, prova ne sono i numerosi toponimi sopravvissuti. Le colline dell’Impruneta, e di parte del Chianti fiorentino, hanno una struttura geologica composita, al cui interno figura
Nel periodo dello splendore della Firenze rinascimentale gli artigiani dell’Impruneta hanno fornito i manufatti per le maggiori architetture cittadine: valga per tutte l’esempio della Cupola del Duomo. Dall’Impruneta vennero i pavimenti dei palazzi granducali e nobiliari, ma anche il cotto delle case coloniche e le conche da agrumi, i grandi vasi e le statue in terracotta delle centinaia di ville sparse nel Contado. Le fornaci preindustriali erano soprattutto a conduzione familiare e la produzione si concentrava nel periodo estivo per godere delle migliori condizioni di essiccatura. Si produceva esclusivamente terracotta, senza ulteriori lavorazioni, e in due tipologie principali, a seguito descritte. La produzione locale crebbe notevolmente nella seconda metà del Settecento, contemporaneamente a quella dell’olio di oliva e grazie anche alla liberalizzazione del commercio dei manufatti in terracotta decretata nel 1777. Lo sviluppo edilizio di Firenze, capitale del Regno d’Italia dal 1865 al 1870, dette un’ulteriore stimolo alla produzione dei laterizi che vide, alla fine di quel secolo, l’introduzione della eccanizzazione e la trasformazione in vera e propria industria. Accanto a questa è rimasta, a tutt’oggi, una produzione artigianale di oggetti da ornamento per la casa e il giardino che si basa ancora sul lavoro manuale nelle antiche fornaci: Impruneta è ancora, e sempre più, la "terra del cotto". Fornaciai e terrecotte dell’impruneta: le origini La ricerca archeologica non ha ancora chiarito nei suoi aspetti fondamentali quale sia stata l’origine dell’insediamento umano nel territorio che oggi appartiene alla comunità di Impruneta, anche se la presenza di reperti etruschi e la
A differenza di altre realtà regionali, attorno alla pieve imprunetina non si sviluppò un abitato di tipo castrense, ma piuttosto una serie di borghi privi di mura, i quali gravitavano attorno all’edificio sacro, evidentemente divenuto presto, oltre che centro delle vita spirituale, un “mercatale” al quale si riferiva il territorio circostante. Furono i Buondelmonti, come successori della signoria territoriale e patroni della pieve, ad esercitare un ruolo di primo piano nella vita locale; Le fornaci del Medioevo La crescita economica e demografica, determinatasi nelle campagne fiorentine già nel secolo precedente, creò evidentemente le premesse per lo sviluppo di quella che sarebbe stata la principale attività manifatturiera degli abitanti della Lega di Santa Maria all’Impruneta, e cioè lo sfruttamento delle argille locali per la fabbricazione di manufatti vascolari e vari tipi di laterizi. E’ bene rimarcare che la produzione ceramica imprunetina seguì sin dalle origini una peculiare linea evolutiva, la quale non trova riscontri nel panorama regionale. La caduta dell’impero romano e la conseguente decadenza economica e civile dell’Italia, avevano infatti trascinato con sé le attività fittili, deprimendole a tal punto che gran parte dei laterizi restituiti dai contesti archeologici altomedievali sono rappresentati da manufatti più antichi, strappati agli edifici di epoca precedente con una capillare attività di spoliazione.
La ripresa della fabbricazione di terrecotte registratasi all’inizio del Basso Medioevo si concretò indubbiamente in una nuova diffusione delle fornaci nelle campagne toscane – ed in particolare nell’area fiorentina, la quale andava rapidamente popolandosi, grazie anche all’apporto di correnti migratorie interne – ma non era affatto scontato che tali, rinate attività, si ponessero a sfruttare in maniera sistematica, come invece avvenne all’Impruneta, importanti giacimenti argillosi. Molte di queste imprese, infatti, si accontentavano di sporadici affioramenti, esauriti i quali il rustico forno costruito presso di essi veniva puntualmente abbandonato (basta vedere di quanti toponimi “fornace” è punteggiata, senza la presenza di edifici visibili, la campagna toscana): un tale modello “provvisorio” per le attività fittili legate alla terracotta affondava del resto le proprie radici nella più lontana antichità, ed in Toscana trova ampia esemplificazione nel periodo romano. Frequente, inoltre, era l’idea di porre fornaci da laterizi nei pressi di grandi costruzioni, allo scopo di utilizzarle quando era necessario intraprendere opere di manutenzione delle medesime, impiegandovi il contadiname libero dai lavori agricoli e la manodopera non specializzata in genere, posta temporaneamente alle dipendenze di qualche fornaciaio di professione.
Una più stabile tradizione produttiva nel settore della terracotta si sviluppò in epoca medievale lungo i corsi d’acqua, per il fatto che la materia prima argillosa poteva essere estratta dall’alveo dei fiumi o ricavata dagli accumuli di limo che si depositavano lungo le rive: è evidente, però, come la casualità e la mescolanza caotica degli apporti minerali impedisse di ottenere una qualità del prodotto (sotto il profilo della plasticità, della durevolezza, etc.) paragonabile a quella consentita dallo sfruttamento di un omogeneo bacino sedimentario. E’ dunque proprio in ragione dell’elevata qualità dei loro fittili che i fornaciai dell’Impruneta hanno potuto sviluppare nel tempo una professionalità che trova rari riscontri nel panorama nazionale, affermandosi ben presto come i più importanti fabbricanti di terracotta della Toscana medievale e moderna.
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