Per proteggere, conservare, ampliare
Progetto architettonico di Stefan Hitthaler Servizio e testo di Leonardo Servadio
Lo scenario è quello delle Alpi dell’alto Trentino: la montagna “profonda” dove le vallate sono ampie e si respira il profumo di conifere. L’industria del turismo ha cambiato il volto di queste regioni, ma vi sono zone dove si è mantenuta l’autenticità storica, derivante dalla tradizione contadina. Qui ci troviamo nella Valle Aurina e i proprietari del vecchio maso, risalente al XVIII secolo, svolgono ancora l’attività agricola, come una delle tante che l’ambiente oggi consente di tenere in piedi. Da qui il desiderio di conservare la struttura originaria, con tutte le sue valenze di testimonianza storica e di retaggio familiare. D’altro canto l’obiettivo era di rendere più confortevole l’abitazione, più consona allo stile di vita attuale, ricca di luce, dotata di ampie finestre che consentissero di godere il panorama anche nei mesi freddi – pur mantenendo, anzi, esaltando le caratteristiche di isolamento e di protezione che offrono gli spessi muri in pietra. È noto infatti che la caratteristica struttura del maso ha una funzione fortemente protettiva e che la pietra dispone di una cospicua massa termica che mantiene il calore interno in inverno e isola dall’irraggiamento solare in estate. Per conseguenza i due aspetti della committenza – da un lato mantenere il vecchio maso in pietra con le sue spesse pareti e le sue piccole aperture, e dall’altro il desiderio di ottenere un comfort da edificio contemporaneo, con ampie finestrature, soffitti alti, senso di apertura – apparivano contraddittorie.
Il progettista Stefan Hitthaler ha trovato una soluzione che contempera le due esigenze: la ristrutturazione del maso lo mantiene nella sua autenticità e la sovrapposizione di un volume leggero e trasparente, concepito secondo criteri di efficienza energetica e segnato da un design contemporaneo, ne amplia l’abitabilità. Le due epoche, i due stili progettuali si accostano armonizzandosi nelle proporzioni come anche nella capacità di assolvere alle necessità funzionali.
Viste esterne dell’edificio dopo la ristrutturazione e la sovrapposizione della parte nuova sostenuta da “piloties”. Sul vecchio maso di pietra si innesta un volume in legno e vetro che amplia la metratura abitabile.
Di entrambe le epoche e gli approcci architettonici – quello vernacolare originale e quello tecnologico attuale si esaltano gli aspetti relativi alla finalità del costruire, senza indulgere nel vezzo o nell’ornamento. Ma l’accostamento – giustapposizione dei due approcci diventa di per sé ragione di un risultato estetico ricco di fascino. In sintesi, sopra il vecchio maso è stato posto un parallelepipedo di vetro che funge da edificio protettivo per la preesistenza storica, definisce nuovi ambienti abitativi luminosi, ma allo stesso tempo termicamente isolati e capaci di sfruttare al meglio l’“effetto serra” per il riscaldamento naturale. L’edificio preesistente rimane come il nucleo centrale, la radice antica sopra la quale cresce con geometria non dissimile un nuovo edificio leggero e trasparente, che lascia ben visibili i vecchi muri di pietra come cifra fondante dell’edificio composito risultante. La vecchia “stube” all’interno resta un luogo intimo nel perimetro del maso e attorno vi si apre un nuovo spazio abitativo caratterizzato dalla luminosità.
La scala che conduce dal primo piano al livello superiore. Il nuovo ampliamento risulta in una serie di balconate interne usate come ambienti per la vita diurna. A sinistra: le piante ai vari livelli.
Della casa esistente sono stati mantenuti al piano terra gli ambienti di due salotti tirolesi con volte a crociera: spazi destinati a ispirare l’esposizione di prodotti tipici tirolesi. Al primo piano entro il maso esistente restano due altri ambienti tirolesi che restano come parte dell’abitazione. La parte posteriore della casa è stata abbattuta, perché a causa dei cambiamenti intervenuti nel tempo il suo carattere autentico iniziale era quasi totalmente sparito. Il tetto era ammalorato e non reggeva più: è stato perciò sostituito. La ristrutturazione ha quindi mantenuto le pareti portanti dell’antico edificio e di questo ha mantenuto anche i divisori interni. Per la copertura dell’edificio storico si è scelto di ricostruire un piano composto da legno recuperato: sotto il volume del nuovo edificio sovrapposto la copertura del vecchio maso diventa una specie di terrazza interna che, grazie alle vetrate del volume sovrapposto, mantiene la potenzialità del belvedere. La nuova struttura sovrapposta, di dimensioni maggiori rispetto a quelle del vecchio maso, si presenta quindi anzitutto come un edificio protettivo e trasparente. Poggiante su piloties, esso lascia esternamente visibile all’aria aperta del maso la parte bassa, il che sotto il profilo estetico ha l’importante funzione di evidenziarne il ruolo di “radice” storica, mentre rimane anche come punto di accesso all’edificio.
“Così diventa possibile vivere tra elementi e spazi diversi”
Nell’altezza e nell’ariosità della nuova struttura sovrapposta, è ricavata una balconata interna perimetrale al primo piano, che è stata colta come occasione per la collocazione di ambienti di vita quotidiana (cucina, salone). In tal modo il nuovo edificio, nella parte abitativa resta composto nella sue zone più esterne e nuove, dagli spazi per la vita del giorno e nelle sue parti chiuse entro il volume di pietra e pertanto meno luminose, dedicate alla notte (tranne naturalmente il piano terra riservato alla pubblica esposizione). Si tratta di una soluzione innovativa, un’idea che consente di mantenere l’antico rendendolo a una abitabilità contemporanea. Resta risolta l’alternativa se mantenere l’esistente, trasformarlo snaturandolo per migliorarne l’abitabilità, o ridursi entro spazi angusti come quelli che usavano un tempo in montagna. In alto: una cucina a isola è posta sul terrazzo interno al primo piano. Pagina a sinistra, in alto: il salotto posto allo stesso livello, ma “dietro l’angolo” e scorcio della copertura del maso che diventa terrazzo interno. Sotto: il corridoio di accesso al livello basso.
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